Vittorio Russo
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Giulio Giorello

Premessa al libro di Vittorio Russo

LA PORTA DEGLI ESILI SOGNI – CAIRO EDITORE

 

 

Si dà mai un “potere di terrena spiritualità”, chiede l'autore di questo libro fin dalle battute iniziali. Affida la risposta a un sacerdote, un ex-umile prete che ha fatto, però, una splendida carriera mondana, visto che è salito al soglio di Pietro. Nientedimeno che un papa, il cui trono “definisce con chiarezza chi può” eppure, sottolinea ancora Vittorio Russo, quel pontefice cui spetterebbe il compito di tracciare “il varco tra l'umano e il divino” è “un uomo della fede, che predica per ufficio”. Dopotutto, il Vescovo di Roma dovrebbe essere l'esempio più netto di un “servo di Dio”, ma è un servo del tutto particolare visto che nel corso di una lunga esistenza ha capito che il suo è il “potere del divieto”. Che può rivelarsi senza freno, come intuisce appunto il Santo Padre evocato in queste pagine: “Nessuna sovranità popolare, nessun liberalismo, nessuna democrazia, nessuna argomentazione può smantellare la prestanza farneticante della volontà di potenza che contamina e avvelena costumi, intelletti, cuori, anime”. Il meccanismo segreto che ha fatto sì che il Vicario di Cristo abbia ostinatamente e disperatamente cercato di imitare il vero Signore si cela insidiosamente proprio in quella onnipotenza dell'unico Dio che è il maggior atto d'orgoglio dei grandi monoteismi nati in terra d'Oriente e dilagati in Occidente nel corso dei secoli.

      Dobbiamo a una grande figura femminile della filosofia del Novecento, Hannah Arendt, una doppia osservazione assai pregnante. Per prima cosa, “un'identificazione della forza necessaria per la produzione delle cose con il potere necessario all'azione è concepibile solo come l'attributo divino di un Dio unico”: è per questo che “l'onnipotenza non è mai un attributo degli dei nel politeismo, per quanto la loro forza sia superiore a quella degli uomini.” Il vecchio politeismo, faceva capire Arendt, aveva la qualità di una raffinata temperanza senza non poche conseguenze per la natura e la storia, mentre invece “l'aspirazione all'onnipotenza implica sempre la distruzione della pluralità”. Benché apparentemente racconti i turbamenti di poche ore nella vita di un Pontefice, il libro di Russo ci conduce nei gorghi di un tormento che può investire qualunque essere umano quando cerchi di raffigurarsi la presenza di Dio. Torna adeguato qui un secondo giudizio di Arendt: “La volontà di potenza, come i moderni da Hobbes a Nietzsche la intesero per glorificarla o per denunciarla, lungi dall'essere una caratteristica dei forti, è come l'invidia e l'avidità un vizio dei deboli, e forse il più pericoloso.”

      E' lo stesso disinganno che il povero Pontefice del romanzo sente bruciare come il fuoco sulla pelle. Non mi pare casuale che nel leggere le pagine di Vittorio venga alla mente il pensiero così raffinato e insieme incisivo di Hannah Arendt (e non è solo la sensibilità femminile, quella stessa che il nostro protagonista rivela di apprezzare in non pochi frammenti dei propri ricordi). Il fatto è che Arendt ha saputo cogliere gli stessi aspetti positivi delle forme di potere quando questo sia comunque limitato e ben ripartito, mentre ha mostrato nei modi più efficaci il vizio dell'assolutezza.

     Ma è appunto nel suo dialogo con un Signore assoluto che il nostro troppo umano Pontefice riconosce l'illusione e il disincanto di quella costruzione millenaria che abbiamo chiamato “potere di terrena spiritualità”.  Il Dio onnipotente che il suo “servo” si trova ad affrontare nella piccola stanza destinata a un estivo riposo è “luce ineffabile” che sofisticate argomentazioni teologiche, che un papa pur ben conosce, non riescono minimamente a definire. Non è con un esercizio della ragione sulla concezione della potenza divina che quest'ultima può essere esorcizzata. Il Dio che tormenta il suo preteso rappresentante “è come un ragno che tesse la tela, in attesa della preda”. Lascio ai lettori il piacere di gustare le mosse del conflitto disuguale tra una umana creatura e colui che, come spiega l'Antico Testamento, è impossibile guardare in pieno volto senza morire. Il Signore pare implacabile nel rinfacciare al Pontefice i torti della Chiesa di cui dovrebbe essere la guida. Rovescia facili giustificazioni, cancella vecchi e nuovi moralismi, ridà forza allo Spirito “che soffia dove vuole”. Il Vescovo di Roma si trova continuamente spiazzato dal “Dio nascosto”, quello che può celarsi nei recessi più profondi della nostra anima, e al tempo stesso essere l'entità più inconoscibile di tutte. E' un Dio che può divertirsi a stupire le creature pensanti che abitano il nostro Globo con il quadro di un universo fatto di “innumerevoli mondi e spazi illimitati” o con una miriade di creature vegetali e animali che in linea di principio potrebbe persino eludere i meccanismi dell'evoluzione. E per lo stesso motivo figuriamoci se questo Dio non possa anche permettersi di elogiare riformati e giacobini, senza preoccuparsi del sangue sparso da qualche sacerdote fin troppo “fedele”!

      Ma uno degli aspetti più interessanti del Pontefice creato nelle pagine di questo libro è che lui è un tipo non comune di sconfitto, uno sconfitto che non si arrende. Man mano che riconosce, controvoglia, la pochezza della spiritualità realizzata dalla sua Chiesa e da lui stesso, sente sempre più il soffio di Dio che lo scuote dall'interno: “la carne brucia, impavida accusatrice di ciò che ognuno cela e nega”. Il dubbio pervade e svuota la retorica ufficiale della Chiesa, la speranza si dissolve di fronte alla forza illimitata di Dio. Ma il Pontefice non cessa di domandare “Tu sei un'immagine fantastica o un delirio? Sei un'entità virtuale? Virtuale ha origine da virtus, virtù, ma l'integrità morale cosa c'entra con Te in questa sembianza? Tu sei in forma di potenziale, di possibile, di ogni possibile...”. 

      E' ben vero che nel pensiero cristiano Dio sembra quasi prigioniero della sua maestà. Come diceva Martin Lutero, “in questo senso noi non abbiamo nulla a che fare con Lui, né Egli ha voluto che ne avessimo.” Ma il Dio dei cristiani è un Dio che quando vuole si manifesta rivelandosi nella natura e nella storia. Diceva ancora il riformatore tedesco: “E allora dobbiamo farci dirigere dalla parola del Signore e non dalla sua volontà imperscrutabile”. La quale, comunque, pervade l'Antico Testamento. Nel Libro di Isaia “il Dio di Israele”, proclama solennemente: “Io sono il Signore, e non ve ne è alcun altro: non vi è Dio alcuno fuor che me” (45,5). E aggiunge: “Sono io che formo la luce, e creo le tenebre; che faccio la pace e creo il male. Io sono il Signore che faccio tutte queste cose” (45,7). Dunque, l'unico Dio onnipotente non può che essere anche l'origine del male! Nel Nuovo Testamento, più precisamente nel Vangelo di Giovanni, si annuncia che “la Parola era Dio” (1,1), ma anche che “la Parola è stata fatta carne, ed è abitata tra noi (e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come dell'unigenito proceduto dal Padre), piena di grazia, e di verità” (1,14). Ma era necessario che tale gloria consistesse nella morte di Gesù sulla croce, perché solo così il Figlio “unigenito” poteva sconfiggere quel male che è anch'esso opera dell'Onnipotente?

      Vittorio Russo consegna ai lettori questa sfida che potrà parere facile a chi si sottomette, ma terribile a chi non si rassegna. Toccherà ai lettori stabilire se quel papa, apparentemente così fragile, sia davvero un vinto, e non a suo modo un vincitore. Anche, e soprattutto, nell'istante della suprema rinuncia a quel “potere di terrena spiritualità” che ha tenuto così a lungo nelle proprie mani.

 

   



Presentazione ad AGROPOLI il 23.09.17

con l'Autore l'Assessore alla Cultura Francesco Crispino

la scrittrice Giuseppina De Marco

l'artista russa Olga Matzyna








Presentazione a CRACO (Matera)

con l'Autore il Sindaco Pino Lacicerchia  

 
 









 
Sabato 24 giugno al Crazy Horse di Pinetamare,
amici e conoscenti hanno partecipato alla presentazione de
LA PORTA DEGLI ESILI SOGNI di Vittorio Russo
 
Pasquale Iorio de LE PIAZZE DEL SAPERE, ha spaziato fra problemi di attualità e urgenza di attenzione politica sulla incresciosa situazione in cui versa il Museo Campano di Capua. Uno scrigno questo di raccolte prestigiose e di unicum archeologici, come le tufacee Matres Matutae del IV sec. a.C. e le non meno antiche Tanagrine. Ha insistito con particolare calore sulla necessità di un impegno comune per la salvaguardia di beni culturali così preziosi e così colpevolmente negletti elogiando gli sforzi di chi promuove cultura e sapere, fra gli altri Alessandro Ciambrone, direttore del recentemente inaugurato MIACE – Museo di Arte Contemporanea di Castel Volturno. Ha poi espresso un lusinghiero commento sul libro di V. Russo e ha introdotto i due relatori, Alfonso Caprio e Mario Luise. Quest'ultimo in particolare si è soffermato sugli svariato profili del libro, sulla sua raffinata scrittura, sull'indagine psicologica, sulla ricerca scrupolosa che ha preceduto il testo. Ha indugiato sulle pagine del romanzo che maggiormente hanno attirato la sua attenzione, in particolare quelle relative alla figure di Maria - Madonna e sulla grazia dei personaggio femminili che compaiono nel testo.
L'autore ha concluso, infine,rispondendo a commenti e domande dei convenuti e soffermandosi sulle annose premesse che hanno dato vita al suo lavoro. Ne ha indicato alcune chiavi di lettura e la ricca simbologia espressa da immagini e descrizioni che sono solo apparentemente surreali e criptiche.




















Intervista di Giuseppe di Leo Vaticanista di Radio Radicale a Vittorio Russo

Salone Internazionale del Libro Torino - 20 maggio 2017


https://www.radioradicale.it/soggetti/32411/vittorio-russo





























La porta degli esili sogni


Presentato a LaFeltrinelli di Caserta

sabato 28 Maggio 2017

Con L'Autore sono intervenuti

Giuseppe Di Leo Vaticanista (Radio Radicale)

Gianluigi Traettino e Mario Luise

Moderatrice Anna Parente

Saluti Pasquale Iorio de Le Piazze del Sapere

Un folto gruppo di amici e conoscenti si è ritrovato domenica 28 maggio a laFeltrinelli di Caserta per la presentazione de LA PORTA DEGLI ESILI SOGNI di Vittorio Russo, con prefazione di Giulio Giorello, Cairo Editore.

 

 

Pasquale Iorio, delle Piazze del Sapere, infaticabile divulgatore e animatore di innumerevoli iniziative artistiche e culturali, ha salutato i convenuti e attirato l’attenzione su questo nuovo, coinvolgente lavoro letterario di V. Russo. Proprio per amore dell’arte, ha segnalato poi l’urgenza dell’impegno di tutti per la continuità delle attività del Museo Campano di Capua che rischia la chiusura. Per questo ha richiamato la manifestazione che si terrà a Capua, il due giugno alle 10.30, a sostegno dell’iniziativa promotrice delle attività del Museo.

La moderatrice, Anna Parente, si è diffusa sulla trama del romanzo e sugli interrogativi che pone la serrata diatriba tra i due protagonisti del romanzo: un fragile ma eruditissimo pontefice e l’Onnipotente stesso, dal profilo mutevole e spesso inquietante. Ha focalizzato poi l’equilibro narrativo del libro e le sue connotazioni simboliche, soprattutto al femminile, espresse nelle figure fascinose di Esmeralda, la novizia, che è immagine della grazia muliebre nella sua purezza adolescente e di Eliza, la darwiniana, che è il fascino della attrattiva sapiente connotata dall'ingegno.

Mario Luise, amico dell’Autore fin dai tempi della comune infanzia, ha rievocato la lunga “ruminatio” di V. Russo, le sue scrupolose indagini storico-cristologiche che risalgono all'adolescenza e poi alla scelta del viaggio come percorso di vita. Il viaggio che diventa punto di partenza di curiosità culturali, fino al felice approdo alla scrittura, mai banale e curata con impegno quasi maniacale nei numerosi scritti di saggistica, di viaggio e nei romanzi.

Gianluigi Traettino ha indugiato sui punti di partenza gemelli del proprio genitore, Giovanni, pastore evangelico, e dell’Autore vicini, oltre che per legami di sangue, per gli stessi interessi cristologici, ancorché divergenti, che risalgono agli anni della giovinezza.

Non meno penetrante è stata l’analisi del Vaticanista Giuseppe Di Leo di Radio Radicale, amico di V. Russo di lunga data, del cui pensiero ha tracciato un puntuale profilo non tralasciando un dotto apprezzamento per l’impegnativo tema e la trama di questo romanzo, ma anche per la scrittura sempre particolarmente colta e ricercata.

L’Autore ha concluso ringraziando i convenuti per l’interpretazione attenta dei tanti profili del suo libro e per la focalizzazione di aspetti che in esso sono appena adombrati ma che sono stati colti da tutti con assoluta precisione.

LA PORTA DEGLI ESILI SOGNI, anche grazie al titolo sapientemente scelto dal filosofo Giulio Giorello, e a una copertina vigorosamente simbolica, ha suscitato la curiosità e l’appassionato interesse del pubblico.


con Annarita Briganti e Giulio Giorello




con il Prof. Giulio Giorello - Epistemolgo - Filosofo della scienza

MEGASTORE MONDADORI DUOMO - 08 maggio 2017

LA PORTA DEGLI ESILI SOGNI di Vittorio Russo

 

 

Lunedì otto maggio alle 18.30, è stato presentato al Megastore Mondadori nella magnifica cornice di Piazza Duomo a Milano il romanzo LA PORTA DEGLI ESILI SOGNI di Vittorio Russo. 

Annarita BRIGANTI, scrittrice e giornalista culturale che scrive di libri su Repubblica e Donna Moderna, ha introdotto il Prof. Giulio GIORELLO, prefatore del libro e l'Autore. 

Il Prof Giorello, filosofo e matematico che non ha bisogno certo di presentazione essendo tra i massimi esponenti della nostra cultura e suo fiore all’occhiello, ha magistralmente trattato il tema del libro. Ne ha percorso il filo conduttore e, con una coltissima analisi, ha approfondito il pensiero che anima il dialogo-confronto fra il Pontefice e l'Onnipotente, protagonisti del romanzo. Ha inteso principalmente sottolineare gli aspetti, spesso angoscianti, adombrati nella figura dell'Onnipotente. L’onnipotenza, ha sostenuto Giorello riandando ad alcuni passaggi del libro, esprime il potere assoluto e conflittuale del Sacro e di Dio. Sacro e Dio sono la contaminazione degli opposti, l’indifferenziazione delle qualità: luce e tenebre, amore e odio, sazietà e fame, Bene e Male. Insomma, qualità che proprio nella figura del Dio Unico dei Monoteismi riassumono la potenza della totalità e dell’assoluto. Questo profilo dell’onnipotenza inquietante di Dio, che si ravvisa in tanti passaggi dell’Antico Testamento e in particolare nel Profeta Isaia, non si riscontra negli dèi del politeismo pagano che erano sì, immortali ma mai onnipotenti. 

Vittorio Russo, dal canto suo, dopo aver ringraziato Annarita Briganti per la lettura scrupolosa del testo e il filosofo per la sua accurata analisi, ha inteso allargare l’indagine sul concetto di onnipotenza. Ha rievocato passaggi enigmatici dell’Antico Testamento che questa onnipotenza di Dio testimoniano, nel bene e nel male, specialmente nella figura di Abramo il patriarca, chiamato da Dio a sacrificargli il figlio. Insomma, Dio che intima a un uomo giusto e a lui assolutamente fedele di commettere un raccapricciante assassinio. Nientemeno quello del figlio stesso. Ben ha spiegato il filosofo danese Soren Kierkegaard in “Timore e tremore” il senso di questa assurda richiesta. Essa non ha per scopo quello di verificare la fede di Abramo perché a Dio onnisciente essa è ben nota, ma a provare al patriarca proprio la sua onnipotenza. Onnipotenza come follia, dunque, come vuoto (che è poi il senso della parola follia nell'originale termine greco) nella quale, ha chiosato Vittorio Russo, si smarrisce la cifra del sacro. Infatti, nel sacro, che è poi l’ambiente in cui ha luogo il dialogo-confronto fra Pontefice e Onnipotente, non valgono le regole della ragione umana del “do ut des”. Il “do ut des” (sono un uomo giusto e tu Dio mi premi), non si applica al sacro che è un “mysterium tremendum et fascinans” dove non si possono richiamare le regole della ragione che sono esclusivamente umane.
L’autore ha inteso poi dare una spiegazione al titolo del libro, “La porta degli esili sogni”, alla leggerezza poetica e sognante dell’aggettivo esile, che caratterizza la porta dei sogni. Questo titolo, ha precisato Vittorio Russo, lo deve allo stesso Prof. Giorello che ha preso spunto da un passaggio sfumato, verso la fine del libro, nel quale si allude alle porte (sono due) attraverso cui passano i sogni. Ha richiamato Omero che nel libro Tau, ossia il XIX, dell’Odissea, accenna a Penelope che si intrattiene con Odìsseo, suo sposo di fronte a lei sotto le mentite spoglie di un mendico. Gli racconta un sogno da lei fatto del quale vorrebbe una spiegazione, che però finisce per darsi da sola. Narra, infatti, che nella sua visione venti oche da lei personalmente nutrite sono aggredite e uccise da un’aquila che piomba fulminea dall’alto. Penelope crede di poter spiegare questo sogno immaginando che le oche prefigurino i Proci, pretendenti alla sua mano e occupatori parassiti della sua casa, e l’aquila il redivivo Odìsseo che, ritornato a Itaca, tutti li stermina. La saggia Penelope sa pure tuttavia che i sogni sono ambigui e, come traduce Ippolito Pindemonte, “non tutti investigar si ponno”. Questo perché “Le porte dei sogni son due, una è fatta di corno, l’altra di avorio. I sogni che passano dalla porta di avorio sono fantasmi fallaci, quelli che vengono dalla porta di lucido corno invece, si realizzano davvero…”. Elaborando il tema e ripercorrendo la storia dell’oniromanzia e dell’interpretazione dei sogni fino ai giorni nostri, l’Autore ha precisato come il dialogo-confronto tra il Pontefice e l’Eterno è niente più che un sogno, o meglio un incubo di cui il Pontefice è succubo. Questo aspetto, volutamente sfumato nel libro, porta all’artificio della conclusione che naturalmente viene lasciata alla curiosità del lettore.
È intervenuta la scrittrice Roberta Pelachin che con sapiente maestria ha organizzato il testo. Richiamando il suo lavoro “Lettera a Charles Darwin” la scrittrice ha rievocato le figure femminili del romanzo: Esmeralda, leggiadra e trasognata, ed Eliza, appassionata darwiniana e innamorata della vita. La prima è pure espressione della femminilità d’istinto e la seconda delle profondità analitiche del pensiero.

Gli interventi colti di Annarita Briganti, di Giulio Giorello e dell’Autore hanno coinvolto il pubblico presente manifestamente interessato al tema del sacro non meno che a quello delle vicende della Chiesa, sicuramente d’attualità e denso di interrogativi intriganti.

 

 

 

10.05.17

 

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LA PORTA DEGLI ESILI SOGNI 

Presentazione al Mondadori Megastore di Piazza Duomo, 1 - Milano

Lunedì 8 maggio 2017, ore 18.30



Con l'Autore intervengono

Annarita Briganti e Giulio Giorello













 La porta degli esili sogni
 
Sinossi
 

Dialogo, come ricorda Umberto Garimberti, non è un colloquio pacato fra due interlocutori ma un confronto fra opposti. È il caso del dialogo incalzante di questo romanzo su cose di fede messe in discussione. In esso sono chiamate in causa deviazioni, perversioni e violenze, anche inconfessabili, della Chiesa, che sono poi le deviazioni, le perversioni e le violenze dell’umana natura cui corrisponde il tentativo erudito della loro giustificazione da parte di uno degli straordinari interlocutori del dialogo.

È una lettura intrigante quella di questo libro, nella quale bisogna entrare in punta di piedi, senza tuttavia lasciarsi coinvolgere dagli argomenti inquietanti, dalle analisi spietate sull’immoralità della Chiesa, sulle manipolazioni del messaggio evangelico e sulle brutalità che per secoli hanno fatto della più alta istituzione morale una sentina di vizi. È un dialogo, infine, che fra esplosioni di colore verbale e venature di ridente ironia, diventa soprattutto un duello di sapienze antagoniste, fitto di raffinatezze dialettiche e di affondi colti mantenuti però sempre sul filo di un accorto equilibrio. Con studiata gradualità lo scambio si accende, diventa pressante, serrato, sempre però calibrato, fino a risolversi nel brillante artificio della sua conclusione che non è opportuno svelare qui.

 

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