Vittorio Russo
Viaggiatore Scrittore Saggista Giornalista

Wikipedia: Vittorio Russo (scrittore)

 

          

Informazioni
Photogallery
News
Vittorio Russo - Bio-Biografia I Libri di V.Russo Copertine Video Ebook Eventi
  Numeri Immaginari
I Libri di V.Russo >> Numeri Immaginari >> Estratti

Numeri Immaginari - Estratti


M.C.Escher - Relatività




A.D
ürer - Melencolia

perché tutto è commensurabile, anche la follia, ma non l'immaginazione!

 

 

°°°°°°°°°°°°

 


...Era una donna all’antica la professoressa Donna Ottavia de Cifrato Quintieri di Quindici: piccola, altera, fredda, nera di vetusti lutti, affetta da calcoli alla cistifellea e, con tanti inconvenienti, inesorabilmente nubile. Tutto in lei evocava solitudine e malinconia. Con la gravità dei gesti manifestava in pari modo la nobiltà del casato e l’aridità reazionaria del carattere. La sua mano indurita come pane secco, tormentata da bitorzoli ossuti, da linee nere di vene come tatuaggi e da macchie d’età color cacao, si levava appena, gelida come travertino di fontana, ed era per marmorizzare nell’aria un’accusa. Due occhietti di tempesta gialli e notturni, guizzanti che sembravano moltiplicarsi per cento come quelli di Argo, folgoravano con innata spontaneità, o forse per abitudine, ed era per scolpire una sentenza:
«Stia! Cento diavoli!»...
 


°°°°°°°°°°


...Un solo gorgonesco sguardo della professoressa Donna Ottavia de Cifrato Quintieri di Quindici lo paralizzò. Con gli occhi fuori delle orbite come uno dei fucilati de Il tre Maggio di Goya, Sasso ristette inerte. Il roseo delle sue floride guance si sublimò di colpo in viola di vinaccia e poi in grigio di cenere.
Tutti furono matematicamente convinti che lei l’avesse fossilizzato.
E una volta di più si dimostrò come nel proprio cognome ciascun discepolo racchiudesse anche il codice della propria sorte, verificando, inoltre, l’antica locuzione latina secondo cui nomen est omen, il nome è un presagio.
«Il numero è solo una raffigurazione di sintesi,» continuò lei impassibile, «una chiave per accedere alla verità scientifica. Il numero è raffinata bellezza... una bellezza che può essere apprezzata dall’intelletto, non certo dai sensi, cento diavoli.»...
 

°°°°°°°°°°


...In quale ottica la professoressa realmente vedesse i numeri, nessuno lo capì mai. Di fatto, per lei esistevano solo gerarchie e ordini; in particolare i pari che identificandosi con l’incommensurabile, equivalevano all’imperfetto e i dispari, che, viceversa, erano il finito perfetto.
In una prospettiva cabalistica ogni numero, così come la lettera ad esso corrispondente, aveva una valenza semantica cui lei accennò in uno sproloquio infinito.
Affrontò poi il grande tema dei numeri primi, ovvero quei numeri indivisibili che non sono mai il prodotto di due numeri interi più piccoli. Per la professoressa questo era il più accattivante mistero di tutti i tempi...
 


°°°°°°°°°°

...Chiarì ancora che il susseguirsi dei numeri primi, inafferrabile, all’infinito, è un’apparente follia della logica che sconvolge il concetto stesso di razionalità della matematica. Perché la casualità in matematica è un sacrilegio per lo studioso.
Poi riprese con slancio e col solito immutabile tono:
«La natura di questi numeri, che sono le cellule vitali della scienza aritmetica, perché su di essi si costruiscono tutti gli altri numeri naturali, è relegata in una dimensione oscura e impenetrabile. E’ una dimensione che non può e non deve essere affrontata utilizzando le chiavi del freddo rigore delle quali si sono serviti i più grandi matematici di tutti i tempi, a partire da Euclide.»
Allargò le dita pronta ad un’ennesima enumerazione e aprì la bocca per iniziare. Poi, ci ripensò, lasciò cadere la mano, passò la punta della lingua sulle labbra con il consueto guizzo subliminale, come fanno i rettili per avvertire il calore della preda e ricominciò con voce chioccia, monocorde, invariabile...

 

°°°°°°°°°°


...Fredda e truce come un pernicioso jinn saraceno, la professoressa Donna Ottavia de Cifrato Quintieri di Quindici era lei stessa il più arido dei numeri (si riteneva senza complessi un numero in eterno svolgimento). La sua attenzione era riservata solo ai discepoli-numero, essendo gli altri completamente ignorati. Tutti, però, erano per lei niente più che dei formati senza volto, un pretesto matematico e basta. Certo, esprimeva disappunto quando i numeri non quadravano - così amava dire - ma non lo manifestava, perché nessuno dei sessantacinque muscoli del volto che rendono visibile l’irritazione, aveva un trasalimento...
 


°°°°°°°°°°


...Donna matura, segaligna, terrosa, da anni prestava servizio come governante nella casa della professoressa Donna Ot­tavia de Cifrato Quintieri di Quindici. Aveva due occhi bui come nuvole di novembre, quasi due escrescenze sul trian­golo isoscele capovolto della faccia. I capelli le sfuggivano spinosi e disordinati da un nastro nero, che le fasciava collo e guance alla maniera della Madonna Dolorosa di Grasser. Essi facevano da lugubre cornice ad una testa trasandata e anguicrinita dalla quale sembravano saltar fuori proprio come i serpenti dai crini di Medusa...
 

 

°°°°°°°°°°


...«Triscafodeicobico!» si confuse il figlio.
«Triscaidecafobico.» Corresse paziente suo padre. «Non è un codice fiscale, né il rimbombo onomatopeico di una campana; si­gnifica semplicemente paura del tredici, dal greco...» Già s’apprestava ad una nuova omelia culturale prevedibilmente lunga e anche barbosa, quando s’interpose sua moglie «D’accordo! Si trova! Abbiamo capito!» accondiscese tempesti­vamente bloccandolo prima che aprisse bocca. «E poi? Il resto?»...
 


°°°°°°°°°°


...L’aula vuota aveva un che di catacombale. Lo sconforto assalì Munno; gli crebbe dentro l’ansia. Se ne stava immobile, rigido più di un osso, quando la professoressa entrò. Si fermò di botto per fissare in una lunga pausa l’immensità dell’Oceano Pacifico sulla carta geografica sospesa alla parete. Di scatto si avanzò verso lo sgabello su cui soleva issarsi scrutando intorno con l’abituale sguardo pietrificatore. Annusò l’aria drizzando sul quadrante di pietra del volto la meridiana del naso, gobbo come un glifo maya; parve seguire un filo di odore, poi barcollò per un attimo. I piedi, mal rispondenti per quella momentanea incertezza, si ostacolarono a vicenda. Stramazzò abbacinata alla maniera di Paolo sulla strada di Damasco o, come lui, accecata forse dalla luce di una possente verità...
 

 
°°°°°°°°°°

...Lei, lì, gli occhietti ebbri di delirio, lo illuminò, lo ri­scaldò, lo incenerì e lo accarezzò con uno sguardo liquido come acqua. Ardevano i suoi occhi, accesi dall’energia calda di un sogno. E in quell’attimo di supremo rimescola­mento, in­spiegabilmente, le si sciolsero i diciannove muscoli facciali che presiedono al sorriso. Un prodigio sconcertante per chi aveva ritenuto il sorriso una punizione dell’uomo: il solo animale in grado di ridere, ma senza averne motivo!
Si avvicinò al ragazzo, svolaz­zante come un’oreade festosa e lambendolo con quel dito spurio di bambù, parve lo stesse vezzeggiando per trasfor­marlo da orrido batrace in principe di fiaba. Lui, agghiacciato, passava attraverso tutti gli interstizi dei sentimenti, tortuosi tutti come i meandri di un labirinto infernale. Batteva le palpebre per scac­ciare le lacrime e non fiatava...
 

°°°°°°°°°°


Armato di quello strumento innocente, s’appostò per il gran gesto all’uscita della scuola. Determinato come Ruggero in procinto di uccidere il drago, credette con fanciullesca certezza di aver tutto valutato. Con l’arma snudata, il manico impu­gnato con due dita nel fondo della tasca, attese la vittima, ma nella fremente attesa si tormentò tanto con quella lama affilata sui sassi, che finì per tagliuzzarsi dita, mano e co­scia.
Svenne alla vista del proprio sangue.
Lo portarono al pronto soc­corso e tutti furono convinti che si fosse trattato dell’intem­peranza di un fanciullo. Nessuno fu sfiorato dal sospetto dell’assurdo crimine che una mente adolescente obnubilata aveva osato tra­mare, sotto l’incubo del terrore di una fattura...

 

°°°°°°°°°°


...Nella vita i discepoli della professoressa Donna Ottavio de Cifrato Quintieri di Quindici, della terza B, dell’Istituto di Ragione­ria Leonardo Fibonacci, cambiarono poco. Per un’istintiva forma di difesa camminarono a ritroso e quando si ritrovarono, ur­tandosi di spalla, fu solo per confessarsi paure. La loro per­sonalità era stata forgiata in maniera indelebile dalla profes­soressa-maga e non poteva più mutare...
 
 


°°°°°°°°°°
°°°°°
°°° 

 

 

Vai alla PAGINA INIZIALE

 

   Vittorio Russo - SCRITTORE SAGGISTA - Privacy - Note legali
Powered by Logos Engineering - Lexun ® - 21/09/2019