Vittorio Russo
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Vittorio Russo

LA DECIMA MUSA


M.D'Auria - Editore - Napoli





 

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AUDIO LIBRO

La Decima Musa

 

letto da Gabriella Riccio e Mario Esposito

 

 

 

Realizzato da
Caosmos – Centro per l’arte e il management culturale


© 2008 Vittorio Russo – www.vittoriorusso.net
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L’Autore
                 
Vittorio Russo è nato a Castel Volturno (Caserta) dove risiede.
e.mail: russo.vit@tin.it / russo.vit@alice.it
www.vittoriorusso.eu


Capitano di lungo corso, viaggiatore, giornalista, è autore di articoli e studi storici e sulle ori­gini delle religioni. Ha pubblica­to una ricerca sulla figura storica di Gesù in due volumi: In­troduzio­ne al Gesù Sto­rico e Il Gesù Storico. A quest’ultimo è stato conferito il Premio Letterario “Il Setaccio” Montecatini per la Saggistica. I due lavori, commentati e citati dai cristolo­gi più accreditati, tra gli altri A. Donini e M.Craveri, preludono a un terzo vo­lume Dal Gesù della sto­ria al Cristo della fede, in preparazio­ne.
La sua pubblicazione più recente è Enigmi e follia dei numeri con il quale si cimenta con il genere ironicamente ce­re­bra­le avvalendosi di una scrittura svelta e ricca di sonorità.
Il suo lavoro India mistica e misteriosa – Viaggio nel sub-continente asiatico, 1° classificato su 1363 concorrenti, ha vinto il premio letterario L’Autore 2007 con un riconoscimento in danaro e la pubblicazione entro l’anno corrente per i tipi della Casa Editrice Firenze Libri, sponsor del premio.

La Decima Musa è una raccolta di racconti mitici immaginati dall’autore i cui temi si richiamano a quelli della mitologia classica, a Ovidio, a Hygino, ad Apollodoro, per intenderci. Sono narrazioni che si avvalgono di un linguaggio sontuoso e raffinatissimo, stilate sognando con il naso per aria, guardando nel firmamento, nelle geometrie fantasiose delle costellazioni, nelle acque scomposte dei mari in tempesta, nelle tenerezze delle albe e nelle violenze rosse di certi tramonti. In questi bozzetti, eleganti e lievi come impressioni poetiche, affiora il duplice profilo della condizione umana che la fantasia greca espresse nell’astrazione di Musa e di Medusa. E’ questa realtà del vivere e del divenire che l’autore esprime con simboli delicati che fanno fede di una sensibilità insolita e di uno stato d’animo apparentemente non turbato dai traumi della vita. Purtroppo non è così! Questo dice solo che la poesia sa fare astrazione delle sciagure del quotidiano quando la sensibilità che la esprime si tempra nella visione del bello che il mito sa forgiare.
Al libro è stato conferito il Premio Speciale per la tematica Il Convivio 2007 dell’Accademia Internazionale Il Convivio.  
            

 


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Un mondo incan­tato dove figli, ma­dri, pa­dri, giova­ni, vecchi, innamorati, dei, eroi, mostri in­credibi­li, go­vernati dalle leggi oscure del Fato, di­venta­no fragili e incon­sa­pevoli protagonisti di vicende di amore, di lotta, di odio, di pietà, di dolcezza, di disperazione. Insomma delle eterne vicen­de della vita e della morte sua erede che hanno luogo anche quaggiù, sulla terra. Ma nel mondo del mito c’è in più il sogno e la poesia di cui ha bi­so­gno la parte sublime de­gli umani per farsi im­mor­ta­le.
 

 

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La Decima Musa è l’ultimo lavoro di Vittorio Russo: quindici racconti che si rifanno alla letteratura mitologica greco-romana, stilati sognando, guardando con il naso per aria, nel firmamento, nelle geometrie fantasiose delle costellazioni, nelle acque scomposte di mari in tempesta, nelle tenerezze delle albe e nelle violenze rosse di certi tramonti. In questi bozzetti, che potremmo definire impressioni poetiche, affiora il duplice profilo della condizione umana che la fantasia greca espresse nelle astrazione di Musa e di Medusa. E’questa realtà del vivere e del divenire che l’autore esprime con simboli delicati che fanno fede di una sensibilità insolita e di uno stato d’animo apparentemente non turbato dai traumi della vita. Ma non è così. Questo dice solo che la poesia sa fare astrazione delle sciagure del quotidiano quando la sensibilità che la esprime si tempra nella visione del bello che il mito sa forgiare.
Se il mito è radicato in noi e nel nostro immaginario in maniera così profonda è perché, come Vittorio Russo ha scritto da qualche parte, forse gli dèi non sono morti e non sono nemmeno in letargo. Essi ci scrutano sornioni e di tanto in tanto tornano tra noi a provocarci con la loro malia e la loro malizia, senza pretendere altro che la nostra simpatia...

 

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Con Democrito, intorno al IV sec. .C., i Greci fissarono quella che si potrebbe definire la teoria emissiva dello sguardo. Si riteneva cioè che lo sguardo fosse una sorte di raggio luminoso che, partendo dagli occhi, colpiva la materia e la rivelava all’intelletto. L’occhio insomma vedrebbe solo un’immagine bruta perché è la mente che la esalta veramente.
Il mito nacque forse proprio così, nello sguardo dell’uomo contemplatore. Con l’immaginazione egli costruì il mondo dal suo punto di vista e lo concepì nei termini di un miraggio e con la grazia della poesia che è il genio autentico dei popoli all’alba della loro civiltà. Così soprattutto concepì la spirito del mito: mutevole, folgorante, ermetico, ingenuo, contraddittorio eppure mai irrilevante se a distanza di millenni esso conserva un fascino intatto e cattura il cuore di tutte le generazioni.
La sua seduzione è in tutti quei profili e nell’aura di pacatezza che lo caratterizza anche nelle trame più fosche.
Questo è quello che si ritrova nella scrittura de La Decima Musa.

 


 

Federica Cassandra legge un "mito" de La Decima Musa
alla presentazione dell'Audio-Libro del 27.08.08



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